Tremonti, dalle promesse alle ingiurie
di FRANCO OLIVA
Pubblicato su "Il Lametino" - direttore Franco Papitto - Luglio 2010
Appena qualche mese fa le promesse si sprecavano. i candidati governatori venivano coccolati e pubblicamente abbracciati sui palchi elettorali (ricordate la parata di Piazza San Giovanni a Roma?). Quelli del centrodestra hanno vinto a man bassa, soprattutto nel Centro-sud: in Calabria, in Campania, nel Molise, nel Lazio, aggiungendosi ai colleghi della Sicilia, della Sardegna, dell'Abruzzo. Ora, pero', per tutti loro è arrivato il momento della paghetta, con gli interessi. La tensione nei rapporti tra Stato e Regioni non è mai stata tanto alta. La partita si gioca praticamente su tutto: sanità, tasse, trasporti, investimenti, infrastrutture, eccetera. A gettare il carico da undici ci ha pensato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, svergognandoli di fronte all'assemblea della Coldiretti ed esponendoli alla gogna nazionale.
"L'altro giorno - ha detto il ministro, arrotondando le parole con la sua erre moscia - ho incontrato il commissario europeo per i fondi regionali e quello prodotto dalle Regioni meridionali è uno scandalo pauroso: il programma 2007-2013 prevede uno stanziamento di 44 miliardi di euro ma questi signori ne hanno spesi solo 3,6, cioè un dodicesimo." E così, "mentre cresceva la protesta per i tagli subiti, aumentava l'accumulazione dei capitali non usati e questa è una cosa di una gravità inaccettabile." Di chi è la colpa? Il ministro non ha esitazioni a puntare il dito contro i governatori meridionali: "La colpa non e' dell'Europa, non e' dei governi nazionali di destra o di sinistra ma della cialtronaggine di chi ha i soldi e non li spende; e siccome i sodi per il Mezzogiorno saranno di più e non di meno nei prossimi anni non si può continuare con questa gente che sa protestare ma non sa fare il servizio pubblico per i cittadini." Tremonti non è andato oltre e non ci ha fatto capire che cosa ha intenzione di fare per sbarazzarsi di "questa gente": commissariarli tutti con i banchieri di sua fiducia? affidarli a un centro di rieducazione gestito da Brunetta? sostituirli con efficienti 'ndranghetisti?
Alla faccia del federalismo, che sottintende innanzi tutto riconoscimento e rispetto del ruolo, delle competenze e delle funzioni dei soggetti federati, sia a livello orizzontale che verticale. Si parla di conflitti istituzionali, ma questo cos'è? E' normale che un ministro - peraltro il ministro più importante del governo - lanci accuse, condite da ingiurie, alle Regioni e ai loro governatori e nessuno, tranne i diretti interessati, abbozzino una difesa o si scandalizzino almeno un po'?
Vuoi vedere che tocca proprio a noi farlo? Per chi ha sempre criticato i ritardi e gli errori della gestione economica delle Regioni del Sud, risulta ora difficile prenderne le difese di fronte all'attacco frontale, di un'asprezza senza precedenti, del ministro Tremonti. "Cialtroni!" ha inveito. E verrebbe da rincarare la dose: "Cialtroni e mezzo!"
Da dove viene la predica
Ma non si può non reagire vedendo da dove e come viene la predica. Il potente super-ministro dell'Economia, il sommo pontefice della spesa pubblica, il gran provveditore delle entrate dell Stato. Filosofeggia, impartisce lezioni a tutti, promette, minaccia, concede, ritira, si offre a tutte le telecamere, si autocompiace, fa il ritroso. E' l'antipatia fatta persona, l'eterno primo della classe. Ha un solo sentimento che lo fa ardere: l'ambizione. Fa l'anello di congiunzione tra la Lega e il Pdl o, piu¡ prosaicamente, tra Bossi e Berlusconi nella speranza di posizionarsi come l'erede naturale dell'uno e/o dell'altro nei sommovimenti politici e di potere che si annunciano sempre piu' imminenti.
I sui corifei hanno fatto subito quadrato intorno a lui, costruendo il solito muro di fango nei confronti del Sud. Uno per tutti: sotto il titolo di testa "Al Sud sono cialtroni", il "Giornale" di Feltri-Berlusconi pubblica un commento di un certo Giuseppe De Bellis che si sbizzarisce con tutti i più triti luoghi comuni per dimostrare che "Il guaio del Meridione? Sono solo i meridionali". Bene, bravo! Siamo sicuri che non c'e' bisogno di chiedergli un "bis": non manchera' di propinarcelo alla prossima inevitabile occasione.
Invece di sentire la voce degli accusati, il prode giornalista dà per scontata la reazione dei terroni: "Napoletani e baresi non si sopportano, ma si spalleggiano, in ossequio all'orgoglio di appartenenza alla Terronia. Catanesi e palermitani si detestano, ma non possono accettare che un Padano si permetta di criticare anche i nemici. Perchè comunque il Nord è più nemico del nemico vicino." E ancora: "Chiunque suoni la sveglia, dall'esterno e dall'interno, iventa un ribelle alla causa del giusto ozio terrone."
Per una volta, pernacchie bipartisan
Roba da far tremare le vene dei polsi. Ma qualcuno noncurante dell'anatema padano si trova ancora in giro. Per esempio, il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore dell'Emilia-Romagna, Vasco Errani. O il governatore della Puglia, Nichi Vendola, che, dati alla mano, rinvia le accuse al mittente: "Basta scorrere i dati ufficiali del 2009 - ha sostenuto - per vedere che degli 11 miliardi di euro dei fondi gestiti dai ministeri ne sono stati spesi appena 732 milioni, pari al 6,7% della dotazione disponibile. La cialtroneria del Sud, comunque, ha prodotto performance migliori rispetto a quelle ottenute direttamente dai ministeri."
Ma, si sa, Errani e Vendola sono oppositori "a prescindere", come diceva Totò. Invece, per una volta, la reazione è bipartisan, e non solo e non tanto per corporativismo terrone. Il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, intervistato a caldo dal "Corriere della sera" confessa con imbarazzo: "Dal ministro ci spettavamo la disponibilità e la capacità a costruire un percorso insieme. Invece..." Questi puntini sospensivi significano tante cose: un tentaivo di mordersi la lingua, un vorrei-dire-ma-non-posso. Ma il governatore calabrese deve essere proprio incavolato se subito dopo sbotta: "Non credo che la strada scelta da Tremonti sia la migliore. Anche perché io, noi, nel passato non c'eravamo al governo ma lui sì: se aveva contezza che le regioni del Sud non spendevano per lo sviluppo i soldi messi a disposizione dalla UE avrebbe dovuto dirlo prima."
E non finisce qui. Scopelliti ha più di un sassolino nelle scarpe e se ne toglie alcuni scagliandoli contro il ministro del'Economia: "Tremonti che parla di cialtroneria potrebbe prendersela invece che con noi per esempio con Mauro Moretti, l'amministratore delegato delle Ferrovie che invece di investire il 45% delle risorse come promesso ne ha invece impiegate nel Sud solo il 21% di cui appena il 3,1% in Calabria. Per non parlare di Enel ed Eni."
Con buona pace per la colleganza di partito e per il carisma di Tremonti: "Riteniamo ormai giunto il momento che Berlusconi prenda in mano direttamente la questone e risponda lui alle richieste delle Regioni." Com'è noto, il Cavaliere si guarda bene dal farlo. E per umiliare ancora di più le Regioni ha affidato la verifica dei Fondi al suo fedele ministro dei Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ex governatore della Puglia, bocciato dai suoi elettori nel 2005 e successivamente premiato da Berlusconi, anche se incappato in "incidenti" giudiziari.
E Bruxelles chiede più investimenti a Roma
La presa di distanza da Tremonti arriva anche da Johannes Hahn, commissario europeo per le Politiche regionali, austriaco di vienna e quindi non propriamente "terrone". A una domanda del corrispondente da Bruxelles del "Corriere della sera", Hahn rivela che su 28,8 miliardi di euro destinati all'Italia nel periodo 2007-20013, la percentuale di errore riscontrata nell'erogazione è di "circa l'11%". Tutta frutto di imbrogli? "No - risponde candidamente il commissario - al contrario. Si parla di frode solo in minima parte dei casi, circa lo 0,3%. Per il resto, si tratta di equivoci, errori di interpretazione favoriti da una complessa normativa. Succede in tutta Europa, e succede anche in Italia."
Ma membro della Commissione Ue preme soprattutto lanciare un messaggio a Tremonti: "Abbiamo bisogno - dice Hahn - di un ulteriore investimento da parte di Roma, oiltre ai fondi di coesione che già contengono una parte di co-finanziamento italiano." Ma non sono fondi già stanziati dal governo italiano? "Tremonti mi ha spiegato che il bilancio italiano è stato limato. E se mi si chiede come verrà ripescata quella parte in più di contributo italiano, quell'ulteriore investimento per le regioni, beh, a questa domanda una risposta non c'è. O non c'è ancora."
E' proprio su questa risposta che dovrebbe concentrarsi il nostro ministro del Tesoro, anche per fugare il timore che la vera motivazione del suo sguaiato attacco non sia soltanto la colpevole incapacità progettuale delle Regioni meridonali, ma anche e soprattutto che egli si sta aprendo la strada a un ennesimo storno - vale a dire furto - delle risorse destinate al Sud. La logica sarebbe questa: se le Regioni meridionali non riescono a spendere i soldi, li spendiamo dove e come vogliamo noi e non veniteci poi a dire che il Sud è penalizzato.
E' un gioco che negli ultimi anni è stato ripetuto più volte dal governo Berlusconi, come illustriamo nel servizio sul FAS, Fondo sulle aree sottoutilizzate.