Ma chi paga il pizzo sulla A-3 Salerno-Reggio Calabria?
di FRANCO OLIVA
Pubblicato su "Il Lametino" - direttore Franco Papitto - Giugno 2010
Siamo stati facili, troppo facili profeti. Nel numero scorso del "Lametino", scrivendo sul sogno o miraggio del Ponte sullo Stretto di Messina, mettevamo in guardia: "C'è un argomento fa da sfondo a tutti gli appalti e lavori in Calabria: il timore (confermato da parecchi episodi) di un'intromissione della 'ndrangheta, come avvenne ai tempi della costruzione dell'autostrada e del centro siderurgico prima e del porto di Gioia Tauro poi. Con l'aggravante che oggi la 'ndrangheta, regina del narcotraffico mondiale, è infinitamente più ricca e attrezzata di allora."
Puntualmente, nei giorni scorsi, l'8 giugno, è arrivata la notizia dell'arresto di 52 persone in qualche modo collegate alle 'ndrine di Palmi proprio con l'accusa di aver organizzato e gestito una spessa trama di racket per lucrare sui lavori di rifacimento del tratto dell'A3, la Salerno-Reggio Calabria, di pertinenza del loro territorio. Un'azione spettacolare a beneficio dei media, con immagini di uomini e donne, vecchi e giovani, spauriti e spavaldi in manette che hanno fatto il giro del mondo. Con effetti devastanti per l'immagine della regione e per la nostra autostima di calabresi.
Mimmo Gangemi, con piglio e maestria da grande scrittore, nel suo articolo - che ha avuto rilevanza nazionale - grida la sua (e la nostra) indignazione e mette in guardia sull'Apocalisse che potrebbe scatenarsi in Calabria, quando si saranno spesi anche gli ultimi spiccioli della pazienza di cui Dio ci ha dotati per sopportare lo sfascio che si è creato, anche purtroppo con la nostra complicità o per lo meno rassegnata acquiescenza. A noi non resta che fare alcune considerazioni e porre alcune domande.
Stanno svuotando l'oceano con un guscio di noce
Uno, cento, mille brillanti operazioni con arresti multipli (67 il 3 febbraio, 63 l'8 aprile, 26 il 15 aprile, 30 il 22 aprile, 52 l'8 giugno: tanto per citare i più eclatanti in questa prima parte del 2010) danno il senso che si stia tentando di svuotare l'oceano con un guscio di noce. Oppure che si tratti di ben orchestrate operazioni di pubbliche relazioni più che di pubblica sicurezza. C'è un insopportabile senso di deja-vu, della ripetizione all'infinito. Ricordo che ai tempi dei sequestri c'era in Aspromonte un rustico che appariva in tutte, o quasi, le operazioni di "setacciamento" delle forze dell'ordine: i militi, armati fino ai denti e in assetto antiguerriglia, sfondavano a spallate e con il calcio dei fucili la porta per irrompere "a sorpresa" nel presunto covo. Si dice che quella porta sia stata restaurata più volte per permettere il rifacimento della sequenza in occasione dell'immancabile sequestro successivo. Come si sa, i sequestri in Calabria non sono finiti o quasi per quei "rastrellamenti", ma solo perché la 'ndrangheta si era impinguita e passata a più lucrosi business, leggasi cocaina.
Allora, evviva gli arresti a catena! Ma ci dicano anche come vanno a finire questi arresti? Quanti presunti 'ndranghetisti vengono effettivamente condannati? Quanti ritornano, con prestigio criminale rinnovato, a spadroneggiare nelle città e nei paesi? Quanti ritroveremo tra i procacciatori di voti alle prossime elezioni o addirittura nelle liste dei candidati che i partiti ci impongono?
Secondo punto, per arrivare ai fatti di questi giorni. Dunque, abbiamo "scoperto" che le cosche di Palmi avevano messo una "tassa" del 3% su tutti i lavori del tratto di A3 nel loro territorio e imponevano l'acquisto di materiali dalle loro società. E dov'è la novità? Il 3 febbraio del 2008 "Il Sole 24 Ore" pubblicò un articolo dal titolo: "Un ingorgo di cosche nei cantieri della Salerno-Reggio". Il giornalista Roberto Galullo scriveva, senza condizionali: "Sui 229 chilometri nei quali in questi anni sono stati aperti decine di cantieri, sono almeno 12 le cosche infiltrate e decine le famiglie della 'ndrangheta intervenute per spartirsi i fondi." Il giornale della Confindustria dava anche le cifre e le dimensioni del racket: "Alla tangente del 3% sull'importo complessivo dei lavori - centinaia di milioni in questi anni - si somma poi un costo occulto per le aziende: l'affidamento di sub-appalti e forniture di cemento e bitume a ditte di riferimento delle cosche". Ma guarda: 3% allora come oggi. E dov'è la novità?
Una"tassa" del 3%: oggi e sempre
E ancora. Il quotidiano faceva i nomi delle imprese coinvolte: si tratta "dio imprese del calibro di Condotte, Coop costruttori e Baldassini-Tognozzi, vittime del sistema." Già, "vittime" del sistema. Un sistema, che funzionava da tempo. "Il Sole 24 Ore" ricordava, nello stresso articolo, che già nel 2002, "la Dia e la magistratura dimostrarono che ogni lotto da Castrovillari a Rogliano era diviso tra le cosche". E anche lì " furono invischiate imprese come la Asfalti sintex, l'Astaldi e l'Ati Vidoni che si erano aggiudicate lavori per 114 milioni. La tangente era pari al 3% dell'importo dei lavori e le imprese erano costrette ad affidare subappalti e forniture a ditte di riferimento delle cosche."
Sempre 3%, sempre subappalti e forniture taroccate. Allora, qual è la novità? La novità è che questa volta le imprese "vittime" mettono le mani avanti. La società Condotte D'Acqua si è affrettata a emettere un comunicato di difesa preventiva per "ricordare che già negli scorsi anni è stata oggetto di indagini nell'ambito dei lavori di ammodernamento della Autostrada A3 in relazione ad ipotesi di reato per i quali il relativo giudizio si è poi concluso con un verdetto di assoluzione". La società afferma che secondo il Procuratore di Reggio Calabria "non esiste alcun elemento che indichi un coinvolgimento delle aziende (tra le quali Condotte) nell'inchiesta, né come indagate né come parte offesa."
Perfetto! Ma anche qui appare legittima una serie di domande: a chi sarebbe stato pagato quel 3% di tassa mafiosa? Chi avrebbe accettato i subappalti solforosi? Chi avrebbe acquistato e accettato di utilizzare i materiali corrotti? Forse si sta usando lo stesso metro del reato di prostituzione: sono perseguibili le donnine (in senso lato) che sollecitano la prestazione; assolutamente innocente il cliente che vi aderisce e paga. O, forse, è già passato un nuovo concetto di libertà d'impresa: tratta con chi vuoi e come vuoi. D'accordo, presidente della Confindustria?