Ponte sullo Stretto: sogno o incubo?
di FRANCO OLIVA
Pubblicato su "il Lametino" - direttore Franco Papitto - Maggio 2010
Rallentamento o, addirittura, sospensione. Nei giorni scorsi, quando si accavallavano le indiscrezioni sulla manovra finanziaria del governo, il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina ha vacillato alle fondamenta. Alla ricerca di risparmi attraverso il taglio delle spese inutili o non proprio necessarie che appesantiscono il bilancio dello Stato, il governo ha sfogliato il capitolo delle Grandi Opere e si è soffermato sulla cifra a nove zeri che dovrebbe essere destinata alla realizzazione del sogno di collegare in modo stabile la Sicilia al Continente. Un sogno che costerà 6,3 miliardi di euro nella valutazione attuale e chissà quanto alla conclusione dei lavori prevista per il 2017.
Un sogno che non cancella, però, l'incubo di chi deve fare i conti con l'attuale drammatico stato dei trasporti in Calabria strade, autostrade, ferrovie. Qualche settimana fa a Lamezia Terme - che fa da snodo allo stesso capoluogo della Regione, Catanzaro - si poteva valutare la portata del problema: a sud, a causa di un enorme masso caduto nei pressi di Scilla treni e autostrade sono rimaste chiuse per ore senza alternative; a nord, deviazioni tra Falerna e Cosenza sulla A3 costringevano automobilisti e autotrasportatori a riversarsi sulla litoranea 18, via Paola, oppure a un'incredibile gimcana tra i tornanti presilani. In ogni caso, costosi e stressanti ritardi di ore. E una frustrazione non mitigata, e anzi aggravata, dall'assuefazione a uno stato di cose che si protrae da anni, per non dire da sempre.
A chi, in questa situazione, poteva essere contrabbandata la realizzazione del Ponte sullo Stretto come la soluzione di tutti i problemi della mobilità e dello sviluppo della Calabria e di tutto il Mezzogiorno? E nel momento in cui, finalmente, sembra che il Paese si stia svegliando dai vani sogni di gloria ed è chiamato - per non dire costretto - ad accollarsi sacrifici, chi è disposto ad accettare la destinazione delle poche risorse che ci restano a un'opera megalomane e altamente controversa?
Per ora, il governo ha eluso la domanda, pur sapendo che la risposta non potrà essere procrastinata ancora troppo a lungo. La parola d'ordine dei ministri e degli addetti ai lavori è "tiriamo avanti, come se niente fosse". E così, nei giorni scorsi, il presidente dell'Anas e amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, non si mostrava particolarmente preoccupato di un possibile stop. "Per il ponte - spiegava - questa è una fase in cui si lavora molto e si spende poco. Lo stanziamento di 1,3 miliardi di euro per l'opera, deliberato dal Cipe e confermato in Finanziaria, erano già ripartiti nel tempo e costituiscono una cifra che verrà erogata dal 2012 in poi". Per il prossimo biennio, quindi, "l'impatto sul progetto del ponte sarà molto modesto dal momento che il grosso dei fabbisogni finanziari scatterà a partire dalla fine del 2012, considerato che i cantieri più importanti partiranno nella seconda metà del 2011. Mi auguro che, per quel tempo, i problemi si siano già risolti".
Resisterà al cataclisma economico-finanziario?
Tutti, anche l'ottimista per necessità Ciucci, sanno però che è improponibile una tregua di due anni e mezzo, per continuare come se niente fosse. I conti andranno fatti molto in anticipo rispetto a quella scadenza perché tutti sanno bene che quella in corso non è una perturbazione stagionale destinata a perdere forza e annullarsi in breve tempo, ma un vero cataclisma che sconvolgerà mercati finanziari e bilanci statali.
E' certo che la sorte del Ponte sullo Stretto verrà definitivamente decisa prima della fine di quest'anno, prima cioè di trovarsi in una situazione di irreversibilità. Secondo il calendario annunciato dal presidente Ciucci - il cosiddetto "cronoprogramma" - si prevede di poter avviare il cantiere principale del ponte per l'inizio del 2011, con l'obiettivo di aprire l'opera al traffico il 1° gennaio del 2017.
Ma nei c'è ancora un passaggio decisivo prima del via - in presumibile pompa magna - al cantiere principale del Ponte. Nei prossimi mesi, infatti, dovrà essere presentata la progettazione definitiva, cominciata il 1° aprile scorso e che dovrebbe essere completata in settembre, con la conseguente attivazione delle procedure di approvazione da parte del CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica). Successivamente si procederà alla stesura della progettazione esecutiva.
E' proprio questa tempistica che ha permesso al governo di soprassedere, per ora, a una decisione definitiva sulla sorte del ponte. Ed è stata una benedizione per il presidente Berlusconi, che dell'opera ha fatto da sempre uno dei suoi cavalli di battaglia presentandola come la panacea dei molti mali del Mezzogiorno. I corifei del Cavaliere, come al solito, facevano a gara a rincarare la dose, a essere più realisti del loro re. I calabresi in primissima fila. Il senatore Giuseppe Valentino assicurava che quest'opera "sarà l'evento più significativo della nuova stagione di governo, produrrà lavoro e benessere per aree vaste della società italiana". Il deputato Giuseppe Galati arrivava addirittura a definire l'infrastruttura "l'ottava meraviglia del mondo".
Fatto sta che il progetto, cancellato nel 2006 dal governo Prodi e riesumato nel programma elettorale di Berlusconi nel 2008, è effettivamente ripartito dopo il suo re-insediamento a Palazzo Chigi, con uno sprezzante accantonamento delle perplessità e preoccupazioni sollevate da più parti.
Ciucci rivendica a se stesso e al governo l'accelerazione, in quest'ultima fase, del progetto: "Nell'arco di pochi mesi è stato raggiunto e superato il punto del 2006 in cui l'opera subì un blocco. Abbiamo firmato gli accordi con le imprese che avranno il compito di realizzare l'opera, con il conseguente inizio delle attività. Abbiamo varato l'aumento di capitale della Stretto di Messina che completa la copertura del 40 per cento del fabbisogno dell'opera e approvato la Convenzione con il relativo piano finanziario."
Le forzature non risolvono i problemi
Ma i problemi legati alla sua costruzione sono tanti. A partire dai finanziamenti necessari. Il governo ha già stanziato 1,2 miliardi di euro e ne ha promessi altri 1,3 miliardi, ma all'appello mancano ancora 4 miliardi di euro, che la Società Stretto di Messina dovrebbe reperire grazie a finanziatori privati,rispetto ai quali c'è più d'un dubbio sulla reale volontà di investire in un'opera così mastodontica e in un periodo così difficile.
Incuranti dei problemi - o proprio per forzare la situazione - intanto il 23 dicembre 2009 è stato aperto i cantieri della prima opera propedeutica del ponte, la cosiddetta "variante di Cannitello".
Il cantiere con cui si parte riguarda solo indirettamente il ponte: infatti si tratta dello spostamento del segmento di ferrovia calabrese che va da Cannitello a Villa San Giovanni, dunque del binario in direzione nord-sud. Un intervento da 26 milioni di euro che porterà all'interramento del percorso ferroviario e alla nascita del traforo di Cannitello. L'intervento è un atto propedeutico che servirà a risolvere le interferenze con il futuro cantiere della torre del ponte, dal lato Calabria. I lavori, che dureranno 18 mesi, sono affidati al contraente generale Eurolink, aggiudicatario della gara internazionale per la realizzazione del ponte, e riguarderanno nella prima fase tutte le attività preliminari relative all'autorizzazione per l'occupazione delle aree, alle attività di bonifica da ordigni bellici, alla messa in sicurezza e disboscamento dell'area di cantiere e alle attività di indagine per l'individuazione di eventuali aree da bonificare.
L'avvio dei lavori ha riaperto lo scontro tra fautori e i detrattori del progetto. Duro il Wwf Italia, da sempre contrario alla realizzazione della campata che unirà Sicilia e Calabria, secondo cui non vengono fatti gli interessi dei cittadini e dello Stato, ma quelli dei costruttori: «A Cannitello il governo ha deciso di mantenere la falsa inaugurazione del ponte, fingendo di ignorare i tempi delle procedure autorizzative, che saranno ottimisticamente perfezionate nel 2010, e l'esistenza del contenzioso con la Regione Calabria».
La giunta regionale di Agazio Loiero - contraria alla mega-infrastruttura - aveva deciso di appellarsi alla Corte costituzionale per sollevare il conflitto di attribuzioni nei confronti del governo in merito alla variante di Cannitello, cantiere che pure l'esecutivo calabrese giudica utile nell'ambito di un piano di bonifica del litorale e di adeguamento dell'asse ferroviario tirreno. La Regione Calabria ha protestato ripetutamente con Palazzo Chigi per l'inopportunità temporale della costruzione del ponte, decidendo infine di uscire dalla società 'Stretto di Messina Spa' che è concessionaria del ministero delle Infrastrutture per la progettazione, realizzazione e gestione dell'opera.
L'ormai ex-governatore Loiero è stato sempre molto chiaro: "È necessario prima completare i lavori dell'autostrada A3 i cui tempi si sono allungati a dismisura, penalizzando sia la Calabria sia la Sicilia, e poi provvedere all'ammodernamento della strada statale 106 jonica per evitare altri lutti. Il resto si vedrà quando sarà il momento. E il momento del ponte non è ancora arrivato". Dunque, non una chiusura pregiudiziale, ma un problema di opportunità politica ed economica.
D'accordo con Loriero, l'ex presidente di Ferrovie dello Stato, Innocenzo Cipolletta, secondo il quale "in questo momento è prioritario il miglioramento della strada ferrata da Salerno a Reggio Calabria, che diventa propedeutico alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina». Ancora più espliciti la parlamentare del Pd Doris Lo Moro, secondo cui "la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, appare inopportuna nel momento in cui in Calabria le strade crollano a causa del maltempo e la regione è letteralmente in ginocchio"» e l'ex assessore regionale all'Urbanistica, Michelangelo Tripodi, che parla di opera «faraonica e inutile, che avrebbe un effetto devastante dal punto di vista ambientale». Grazia Francescato, portavoce nazionale dei Verdi, invita il governo, "invece di pensare ad un'opera che non serve se non a fare affari alle spalle dei cittadini, ad occuparsi del dissesto idrogeologico di una regione, come la Calabria, che sta letteralmente franando». Un'ulteriore e ben circostanziata critica che arriva da Legambiente e che in molti fanno propria: "Per la costruzione di quest'opera non è ancora stato presentato un piano finanziario completo ma solo un ipotetico project financing. Di vero e di concreto ci sono, al momento, solo soldi pubblici finanziati dal Cipe e dalla Finanziaria per oltre un terzo della cifra stimata utile alla realizzazione del ponte".
Napolitano: "Non investire su opere faraoniche"
Più in alto di tutti, per l'autorevolezza personale e istituzionale del personaggio, il monito lanciato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione di una delle tante tragedie provocate dal dissesto territoriale della Calabria: "O c'è un piano serio il quale, piuttosto che in opere faraoniche, investa sulla sicurezza in questo Paese, o si potranno avere altre sciagure."
E si fanno un po' di conti, come va di moda ed è giusto in questo periodo di vacche magre. L'Anas stima in 6,4 miliardi la spesa per l'adeguamento della SS106 Jonica lungo la sola parte calabrese: una cifra praticamente identica al costo complessivo del ponte sullo Stretto. Negli ultimi anni, la 106 è stata catalogata come una delle strade più pericolose d'Italia, addirittura spesso nominata come "strada della morte", data l'elevata quantità di incidenti e scontri provocati dalle non ottime condizioni viarie, per la maggior parte senza spartitraffico e dotata di due semplici corsie di marcia.
La A3. l'autostrada Salerno-Reggio Calabria è l'unica arteria che percorre il versante sud occidentale del nostro paese, ma - come è stato scritto - è anche il tratto autostradale più disastrato della penisola; 443 km che riflettono le contraddizioni e gli eterni mali eterni italiani: lavori che non finiscono mai, polemiche, appalti truccati e inchieste della magistratura; ancora oggi, in molti tratti, l'A3 è un cantiere a cielo aperto, con strettoie pericolosissime, cambi di corsie improvvisi e interminabili incolonnamenti; una "tela di Penelope" che va avanti da decenni, terreno privilegiato di ogni promessa elettorale, ma tutt'ora fonte di disagio per coloro che vivono nei pressi dell'autostrada o sono costretti quotidianamente a percorrerla per lavoro.
La Finanziaria 2010 destina un miliardo di euro al dissesto idrogeologico dello Stivale: cifra ragguardevole eppure del tutto insufficiente alla luce delle frequenti emergenze ambientali che periodicamente devastano la Penisola. Gli interventi da realizzare sono numerosi e complessi, e certamente non si esauriranno nell'arco di qualche mese ma si protrarranno per anni e avranno bisogno di continue iniezioni di fondi. Ragion per cui a qualcuno appare paradossale che, in questa emergenza che non è destinata a finire presto, si riapra il capitolo ponte.
Per non parlare dello stato pietoso del trasporto ferroviario che ha una sola linea degna di questo nome, la tirrenica, dove però circolano vetture sporche e obsolete mentre Alta Velocità strombazzata al Nord, resta una pallida chimera.
E la 'ndrangheta si frega le mani sporche di cocaina
C'e' poi un altro argomento fa da sfondo a tutti gli appalti e lavori in Calabria: il timore (che stato confermato da parecchi episodi) di un'intromissione della 'ndrangheta, come avvenne ai tempi della costruzione dell'autostrada e del centro siderurgico prima e del porto poi di Gioia Tauro. Con l'aggravante che oggi la 'ndrangheta la regina del narcotraffico mondiale, è infinitamente più ricca e attrezzata di allora.
E poi - ne vogliamo parlare? - non dimentichiamoci che il ponte è la più grande delle "Grandi Opere", un termine molto, ma molo sensibile, non solo dal punto di vista industriale e finanziario, ma anche giudiziario essendo ancora aperto - eccome! - il fascicolo dell'indagine che ha portato allo scoperto la "cricca" di funzionari pubblici di altissimo livello, imprenditori, affaristi che ha inquinato e controllato (l'uso del passato è una cautela) i lavori pubblici in tutta l'Italia: Toscana, Sardegna, Abruzzo, Lazio, … A conferma che non si pecca o ruba di sola mafia, 'ndrangheta e camorra.
Argomenti, tutti questi, che non sembrano, però, convincere il nuovo governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, il quale alla prima festosa uscita pubblica della sua giunta a Palazzo Alemanni, in tema di discontinuità con l'era Loiero, ha annunciato: «Rientreremo nel Consiglio d'amministrazione della società Ponte sullo Stretto perchè questa infrastruttura rappresenta una delle grandi priorità non soltanto della Calabria, ma dell'intero Mezzogiorno». Il ponte - ha aggiunto Scopelliti - è un'opera di estrema importanza perché rimette in modo l'economia, dà sviluppo e occupazione e diventa centro di attrazione, favorendo e stimolando il turismo. Per noi è vitale in questo momento e in un momento di crisi economica lo è ancora di più». Sulle opposizioni al progetto Scopelliti ha tagliato corto: "Si tratta, ormai, soltanto della battaglia di una minoranza».
Ai cittadini solo la scelta del coloredel Ponte?
Ma è prematuro, come abbiamo cercato di spiegare, mettere la parola fine a un confronto che non riguarda solo i politici e gli amministratori, ma tutti i cittadini più o meno direttamente toccati dalla costruzione del ponte. Lo sanno anche quelli della società Stretto di Messina, i quali nel loro sito web (www.pontedimessina.it invitano gli utenti a dare il loro contributo alla soluzione di due fondamentali problemi che si porranno all'inizio del 2017. Per il primo, chiedono ai cittadini di far sapere loro se "Per l'inaugurazione del Ponte vorresti... a) Un grande concerto, b) Una maratona internazionale, c) Un Gran Premio di F1, d) Una Regata." Per il secondo vorrebbero conoscere al più presto: "Di che colore vorresti il Ponte? a) Bianco ghiaccio, b) Rosso corallo, b) Azzurro cielo, d) Acciaio brunito."
Il dibattito è aperto. Anche su questo giornale, naturalmente. Con una precisazione, concordata con il Direttore: sul "Lametino" si potranno affrontare anche temi forse meno glamour e importanti per la Calabria. Tanto per citarne alcuni: il sistema dei trasporti, il dissesto idrogeologico, le infiltrazioni mafiose nell'economia, le priorità per lo sviluppo economico e sociale.