Il saccheggio dei fondi FAS e la finzione dei fondi anti-crisi
di FRANCO OLIVA
Pubblicato su "Il Lametino" - direttore Franco Papitto - Luglio 2010
«Como è un'area sottoutilizzata, lo sapeva?». L'intervistato sgrana gli occhi, si fa ripetere la domanda e poi se ne va, scocciato. Forse pensa a uno scherzo. «Guardi, non mi interessa», risponde un altro, quasi offeso. «Sottoutilizzata? Ma se siamo una delle città più ricche d'Italia…», reagisce un signore di mezza età. A interpellare i comaschi in piazza Cavour è un giornalista del programma di Rai Tre «Report» curato da di Milena Gabanelli, in un servizio andato in onda nel marzo scorso. Cosa c'è di strano? Semplice: le risorse assegnate a Como sono state ricavate dal «FAS», il fondo per le aree sottoutilizzate, che dovrebbe servire in teoria ad aiutare le zone meno sviluppate del Paese. Lo stesso è avvenuto nella grassa Parma per sistemare la sede della nuova Agenzia europea per la sicurezza alimentare. E, dando un calcio alle polemiche e alle manifestazioni di protesta, all'aeroporto Dal Molin, nei pressi di Vicenza, dove gli americani intendono costruire una nuova base militare.
Ma la lista è lunga e variegata: per la rottamazione dei frigoriferi, per l'emergenza rifiuti, per tappare i buchi di bilancio di Palermo, Catania e Roma (guarda caso tutti amministrati da sindaci "amici" del governo), per i famigerati lavori del G8, per pagare gli ammortizzatori sociali. E si pensava di ripetere lo scippo per pagare le multe per le quote latte. Alle Regioni del Sud, alle quali sarebbe destinato l'85% delle risorse del FAS, ancora niente: aspettano da mesi l'assegnazione da parte di Roma. Con una sola e significativa eccezione: la Sicilia, con una decisione presa l'estate scorsa in tutta fretta da Berlusconi per rispondere alle proteste del governatore Raffaele Lombardo e per spegnere le fiammate secessionistiche all'interno del suo stesso partito.
Alla base della rissa tra il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, di cui parliamo diffusamente in un altro servizio, c'è proprio la questione del FAS e, più latamente, dei fondi nazionali ed europei. Diciamo subito che regna una gran confusione su sigle, leggi, delibere, somme impegnate e somme erogate. Poi, è tutto una girandola di miliardi e milioni di euro. Ma è proprio in questo caos che è possibile fare il gioco delle tre carte. I miliardi appaiono, i miliardi scompaiono; chi bara e chi è da biasimare?; chi maneggia le carte e chi è un semplice partecipante al gioco? Non si riesce a capire dove, di volta in volta, è avvenuto l'inghippo e, intanto, si passa alla nuova mano.
Con questa doverosa premessa, cerchiamo di ripercorre la storia recente del FAS e dei fondi europei.
Innanzi tutto, va chiarito che essi sono destinate alle Regioni che, per diverse cause, non riescono a colmare il divario economico e sociale che le divide dalle le aree più ricche dello stesso Paese o dell'Unione Europea. Il parametro utilizzato dagli eurocrati di Bruxelles è quello relativo al PIL, il Prodotto Interno Lordo: le aree che stanno sotto il limite del 75 per cento della media della UE possono legittimamente definirsi povere o sottosviluppate o in ritardo di crescita o sottoutlizzate, a seconda della definizione più di moda o più politically correct che domina in un dato momento. Una volta si chiamavano Regioni dell'Obiettivo 1 e per loro erano stati creati fondi finalizzati a ridurre le differenze e avviare percorsi di crescita duraturi e sostenibili. Il Mezzogiorno d'Italia - insieme alla Spagna, al Portogallo, alla Grecia, all'Irlanda e all'ex Germania Est - ha fatto la parte del leone nell'accaparrarsi i finanziamenti, non tutti spesi, molti rubati, ancora di più sprecati. Con l'ingresso, dal 2004, dei nuovi 12 membri centro-orientali dell'Unione Europa, ora a 27 membri, gli invitati al banchetto dei fondi comunitari sono aumentati a dismisura e i nuovi commensali - agili, magri, affamati - si fanno posto spingendo via i vecchi postulanti, pigri e imbolsiti, che hanno occupato la tavola con ogni comodità e da troppo tempo. Già adesso la Polonia è passata, superandoci, a guidare la classifica dei percettori di fondi europei. Ma si sta già preparando la vera resa dei conti in vista della scadenza del 2013 dell'attuale tornata programmatica. E' una storia lunga che merita di essere raccontata per esteso e molti vi hanno provato a farlo.
E veniamo al "nostro" FAS. Anche qui con un'avvertenza: si tratta di una commedia dell'arte o all'italiana. Ci sono tutte le situazioni tipiche: intrighi, sotterfugi, equivoci, bugie, pentimenti, ingordigia. E ci sono tutti i personaggi canonici: furbetti, malavitosi, funzionari infedeli o più semplicemente ladri, imprenditori fantasma, politici compiacenti. Ora sono apparsi anche i "cialtroni", chiamati in scena dal ministro Giulio Tremonti.
Il "Fondo Aree Sottoutilizzate" (FAS), istituito con la legge finanziaria 2003 e modificato con la legge finanziaria 2007, è lo strumento di finanziamento - con risorse aggiuntive nazionali - delle politiche di sviluppo per le aree sottoutilizzate del Paese. In tali aree queste risorse si aggiungono a quelle ordinarie e a quelle comunitarie e nazionali di cofinanziamento.
Nella Finanziaria 2007 il governo Prodi aveva previsto una dotazione finanziaria del fondo con riferimento al settennio 2007-2013 pari a 64,4 miliardi di euro, diventati poi 63,3 miliardi, a causa dell'utilizzo di 1,1 miliardi a copertura di tagli disposti dalla stessa legge Finanziaria. Di questi fondi, 53,7 miliardi erano destinati al Mezzogiorno.
La quota dei FAS costituiva la fetta più grossa dei 122 miliardi di euro indicate, sempre nel 2007, dal governo Prodi quando varò il Quadro strategico nazionale, che fa il punto su tutte le risorse attivabili nelle politiche di sviluppo regionali, dal 2007 al 2013, e indica gli obiettivi prioritari da raggiungere. La novità del piano era quella di unire, in un unico progetto, risorse di diversa origine: 25,6 miliardi provenienti dai fondi strutturali europei (FSE) destinati alle aree depresse del Paese, 27,7 miliardi di "cofinanziamento" nazionale al FSE, e 63 miliardi sotto il capitolo Fondo aree sottoutilizzate. Poco più di 100 miliardi erano riservati al Mezzogiorno. Le priorità indicate nel documento erano dieci, tra cui l'istruzione, l'innovazione, l'ambiente, le reti, l'attrattività dei sistemi urbani, l'apertura al commercio internazionale, la qualità della vita.
Insomma, c'erano tutte le condizioni per spendere in maniera proficua i fondi, con l'obiettivo di ridurre il divario fra Nord e il Sud del Paese. Ma nel 2008 arriva l'esecutivo Berlusconi, il ministro Tremonti e la Lega di governo. E tutto si ferma. I dati provengono da una fonte insospettabile: il Cnel, consiglio nazionale dell'Economia e del lavoro, un'istituzione di origine costituzionale, composta da 120 consiglieri: economisti, rappresentanti delle imprese, del lavoro, delle associazioni. Il Cnel, lo scorso 12 novembre ha chiuso un "paper riservato", che fa il quadro della politica di «programmazione 2007-2013 dei Fondi europei e dei Fondi Fas». Il risultato è un impietoso elenco di occasioni perdute e di tagli indiscriminati.
In totale, i tagli alla dotazione iniziale dei fondi Fas, ammontano, secondo il Cnel, a 13,2 miliardi.
Ma non è finita. Il governo continua a utilizzare le risorse Fas come si trattasse di un conto corrente. Per legge ordinaria, al di fuori della manovra di bilancio, i fondi vengono tagliati di altri 5,2 miliardi:
- 900 milioni vanno all'Adeguamento dei prezzi degli appalti pubblici,
- 390 per la privatizzazione di Tirrenia,
- Fs recupera 960 milioni per i suoi investimenti, mentre
- Trenitalia conquista un contratto di servizio con 1,4 miliardi.
L'elenco è lungo,
- 1 miliardo va al Fondo di garanzia per i crediti delle Pmi,
- 100 milioni ad Alitalia,
- altrettanto alla previdenza agricola,
- 400 milioni ai Grandi eventi di Berlusconi (il G8 della Maddalena, mai realizzato, costa da solo oltre 300 milioni).
Facendo i conti, 13 miliardi sottratti ai fondi FAS con la manovra triennale, altri 5 per legge, il totale fa 18 miliardi di euro.
Dei 63 miliardi iniziali, dunque, ne restano 45, di cui 27 sono assegnati alle Regioni.
Anche secondo la Corte dei Conti qualcosa non va: i FAS - secondo i giudici contabili - «hanno in sostanza assunto da tempo l'impropria funzione di fondi di riserva». E ancora: il Fondo per le aree sottoutilizzate, «cui - in particolare negli ultimi tempi per l'aggravarsi della crisi - si è fatto ricorso in modo massiccio» è stato utilizzato in ambiti «non direttamente connessi con la missione concernente il riequilibrio territoriale». State attenti, dice la corte dei conti, perché quei soldi l'Europa li ha concessi per risollevare l'economia del Sud non per coprire altre spese al Nord.
Le conclusioni sono che le risorse FAS inizialmente stanziate dalla finanziaria 2007 per il periodo di programmazione 2007-2013 (64,4 miliardi) sono state drasticamente ridotte (54 miliardi) e, per quanto riguarda la quota nazionale (25,4 miliardi), utilizzate per finalità differenti rispetto agli obiettivi originari: il risultato di queste scelte è lo smantellamento di quanto programmato nel Quadro Strategico Nazionale 2007-2013 e un forte indebolimento delle risorse disponibili per le politiche regionali di sviluppo, con particolare riferimento al Mezzogiorno.
Vediamo, allora, basandoci su documentazione ufficiale e ricerche sui dati di bilancio, come è stato attuato dal governo Berlusconi quello che è stato definito il "saccheggio del FAS" e come, tra il 2008 e il 2009, si accentuò enormemente la pratica di utilizzare le disponibilità del FAS come un "bancomat" improprio, a copertura degli oneri di numerose disposizioni legislative: una pratica inconciliabile con il vincolo di destinare l'85% dei fondi FAS al Mezzogiorno.
Il CIPE, il 18 dicembre 2008, ha aggiornato la dotazione del FAS, sottraendo ai 63,3 miliardi dell'anno precedente 10,5 miliardi decurtati a valere sulla dotazione 2007-2013 e aggiungendo 1,2 miliardi di risorse FAS 2000-2006 non impegnate al 31-5-2008. Fatti i conti, la nuova dotazione è dunque pari a 54 miliardi. Di questi, 27 miliardi sono stati destinati ai programmi regionali ed interregionali (5,2 miliardi al Centro-Nord e 21,8 al Mezzogiorno) e 25,4 miliardi alla quota nazionale del FAS. I rimanenti 1,5 miliardi sono stati utilizzati per altri interventi: "pre-allocazioni" derivanti da precedenti disposizioni legislative (1,250 miliardi, di cui 600 milioni per il credito d'imposta per l'occupazione e 500 milioni per la viabilità secondaria di Calabria e Sicilia) e l'estensione delle agevolazioni per le aree terremotate del Molise e della provincia di Foggia (281,5 milioni).
I 25,4 miliardi della quota nazionale FAS sono stati redistribuiti: 7,4 miliardi a fine 2008, e 18 miliardi a marzo 2009. La delibera CIPE del 6 marzo è stata propagandata dal governo come parte di un piano anti-crisi di grande portata. Una finzione. In realtà, siamo di fronte a qualcosa di simile al gioco delle tre carte: non ci sono risorse aggiuntive, ma solo una riprogrammazione di risorse pubbliche già stanziate (FAS nazionale, FSE regionale, ecc.) e investimenti privati già previsti, organizzati in tre Fondi di secondo livello:
- 1. Fondo infrastrutture (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) - istituito a fine 2008, è finanziato con risorse nazionali FAS pari a 12,4 miliardi. Detratti i 3,7 miliardi destinati al finanziamento di spese correnti e di gestione (privatizzazione Tirrenia Spa, investimenti Ferrovie dello Stato, contratti di servizio Trenitalia), per il finanziamento delle infrastrutture rimangono disponibili fondi nazionali FAS per 8,7 miliardi. Nel Programma infrastrutture strategiche 2009-2011 approvato dal CIPE,
- 16,6 miliardi sono destinati a grandi opere (Mo.S.E. Venezia, assi ferroviari, reti stradali e autostradali, sistemi metropolitani, schemi idrici nel Mezzogiorno e Ponte sullo stretto di Messina),
- 1 miliardo all'edilizia scolastica (anche il Piano Straordinario per l'edilizia scolastica, approvato dal Cipe, 350 milioni di euro, assegna il 60% per 210 milioni al Centro Nord e solo il 40% per 140 milioni alle Regioni Meridionali)
- 200 milioni a quella carceraria (che cosa ha a che fare con lo sviluppo?)
per un totale di 17,8
miliardi di euro. Di questi, 8,1 miliardi
sono investimenti promossi da soggetti privati (le concessionarie
autostradali). La stragrande maggioranza dei fondi pubblici
disponibili (11 miliardi) è rappresentata dagli
8,7 miliardi derivanti dalla riprogrammazione
della quota nazionale FAS (Fondo infrastrutture). Anche da questo
Fondo, dunque, si raccoglie di tutto, fuorché interventi per
colmare il gap infrastrutturale del Sud: addirittura, per esempio,
16,5 milioni vanno all'aeroporto Dal Molin, nei pressi di Vicenza,
dove gli americani intendono costruire una nuova base
militare. Altri 448,5 milioni sfumano poi col terremoto de
L'Aquila: serviranno alla ricostruzione dell'università,
all'esenzione dei pedaggi autostradali, a interventi per ferrovie e
strade nelle zone colpite dal sisma. In definitiva, dal Fondo
infrastrutture, dunque, sfumano altri 600 milioni circa.
2. Fondo sociale per
l'occupazione e la formazione (Fondo ammortizzatori)
(Ministero del lavoro) - deriva dall'accordo sottoscritto tra lo
Stato e le Regioni il 12 febbraio 2009, che ha
destinato 8 miliardi di euro nel biennio 2009-2010
ad azioni di sostegno al reddito e di politica attiva del lavoro.
Il finanziamento dipende in misura determinante dalle risorse FAS
(49,4%) e da quelle regionali FSE
(33,1%), mentre gli stanziamenti statali coprono
una quota minoritaria (17,5%). Le risorse utili a
rilanciare l'economia del Sud, dunque, finiscono per finanziare il
welfare messo in tensione dalla crisi: dei 4
miliardi, 3 vanno alle regioni del Nord, dove è maggiore
la quantità di ore di cassa integrazione in seguito alla
recessione. Solo1
miliardo viene impegnato per il Sud.
3. Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale (Presidenza del consiglio dei ministri) - dotato di 9 miliardi, il suo finanziamento deriva esclusivamente dalla quota residua del FAS nazionale. Questa centralizzazione di risorse, lungi dal rappresentare un reale programma di misure anti-crisi, ha sospeso una serie di interventi già programmati dal Ministero per lo sviluppo economico:
- 2 miliardi al recupero dei siti industriali inquinati,
- 1,8 miliardi a nuovi contratti di sviluppo per il Mezzogiorno,
- 200 milioni all'estensione del programma "Industria 2015",
- 800 milioni alla rete a banda larga;
- 700 milioni per incentivare l'utilizzo di fonti rinnovabili e il risparmio energetico,
- oltre a 100 milioni per l'avvio delle zone franche urbane.
Di questo Fondo, comunque, molto viene speso per misure che nulla hanno a che vedere con la crescita delle zone depresse.
- Altri 400 milioni vanno al termovalorizzatore di Acerra,
- 70 vengono spesi per aumentare il turnover nelle università dal 20 al 50 per cento.
- E 4 miliardi sono «temporaneamente» assegnati all'Abruzzo.