San Michele Arcangelo, il protettore conteso da Polizia di Stato e 'ndrangheta
di Michele ALBANESE
Pubblicato sul "Quotidiano di Calabria" - 28 settembre 2010
La festa provinciale del protettore della Polizia di Stato che quest'anno il Questore di Reggio Calabria Carmelo Casabona celebra a Polsi nel cuore dell'Aspromonte, luogo ormai conosciuto da tutti come crocevia delle riunioni annuali della 'ndrangheta calabrese, provoca nell'immaginario collettivo una domanda: Ma può San Michele Arcangelo, il difensore di Dio e quindi del bene contro il male, essere al tempo stesso protettore della 'ndrangheta e della Polizia di Stato? Certamente no, direbbero teologi, angelologi, sociologi o antropologi. Le due cose sono in antitesi. O si sta con il bene o con il male! O con la Polizia o con la 'ndrangheta. Non c'è possibilità alcuna di mediazione. Salvo la zona grigia, che sta con un piede da una parte e uno dall'altra, fatta di figuri inquietanti disseminati in tutti gli strati sociali.
Ero bambino quando al mio paese, Cinquefrondi, città che ha come protettore San Michele Arcangelo e che è il più importante centro di culto "Michaelico", in provincia di Reggio Calabria, notavo l'arrivo in chiesa, in momenti meno affollati, di uomini sconosciuti che elargivano offerte importanti e in cambio chiedevano decine di piccole immaginette del santo e non mi spiegavo il perché. Non una o due come facevano tutti gli altri devoti, ma decine di piccole riproduzioni della statua che mettevano subito in tasca. Cosa ci avrebbero fatto con quelle immaginette quelle persone misteriose? Le avrebbero rivendute? L'ho capito molto tempo dopo, quando da giovane cronista di nera cominciai a studiare la 'ndrangheta, i suoi codici e le sue regole misteriose.
Io con San Michele ho un rapporto di attaccamento viscerale. Ne ho approfondito il culto, la storia, il ruolo che ha avuto sin dai racconti dell'Apocalisse di San Giovanni e del tremendo scontro celeste tra gli angeli che agli albori della creazione si ribellarono a Dio guidati da Satana e quelli capeggiati da Michele al grido "Quis ut Deus" (Chi come Dio) da cui deriva il nome dell'arcangelo. L'ho studiato e lo studio ancora. Un rapporto in antitesi, inaccettabile.
Ma cominciamo con dire una cosa: il vero protettore della 'ndrangheta è San Michele Arcangelo e non la Madonna di Polsi come alcuni hanno persino scritto. E ciò indipendentemente dalla circostanza più volta emersa del legame che gli uomini della 'ndrangheta hanno con quel luogo. Basta ricordare quando alcuni lustri fa qualcuno proprio a Polsi pensò di rubare l'oro della Madonna gli "uomini di rispetto" intervennero e dopo appena un giorno i monili furono fatti trovare davanti alla chiesa completamente integri. Nei codici della 'ndrangheta che cominciarono a trovarsi sin dalla fine dell'800 come quello rinvenuto dai Carabinieri a Seminara nella Piana di Gioia Tauro, e a seguire quello sequestrato a San Luca dal mitico maresciallo dei Carabinieri Giuseppe Delfino, o quello scritto in carcere da Serafino Castagna e poi ancora quelli rinvenuti dal capitano dei Carabinieri De Salvo , dall'allora tenente dei Carabinieri Galatà, dal questore Santillo e persino dall'allora capitano Murgia, noto per aver catturato Peppino Piromalli, la primula di Gioia Tauro, codici vergati da soggetti legati alla 'ndrangheta per non disperdere le "regole sociali" emerse la figura di San Michele, posta al centro dei giuramenti e dei riti. Il " Mastro di Giornata" - rappresentato da "un fiore di leone con un pugnale in mano" - durante le riunioni di 'ndrangheta deve raccogliere le armi "in cerchio formato" di coloro che vi partecipano, recitando una formula precisa:
"Buon pomeriggio sacra società. Buon pomeriggio. Rimanete comodo. Sono di chi sono le regole sociali. Accomodiamoci. Io mi ritiro il mio onore a nome della spada del nostro severissimo San Michele Arcangelo, poliziotto di umiltà, da questo momento, rappresento una sentinella di umiltà e reggo e sorveglio questo corpo di società".
In nome di San Michele, tranne che al capo e al contabile, il mastro di giornata ritira le armi, pronunciando frasi che fanno capire perché proprio l'arcangelo è stato scelto come protettore :
"Proprio questo pomeriggio, impongo a tutta questa adunata e ve lo impongo severamente per fedeltà a nome del nostro severissimo San Michele Arcangelo, che in una mano teneva la spada e nell'altra la bilancia pesava giusto ed ingiusto. In questo modo io vi taglio passi, favella, regole sociali e vi sequestro le vostre armi".
L'angelo viene descritto come colui che in una mano tiene la spada e nell'altra la bilancia. Sa, cioè, valutare e poi, se necessario, anche punire. Dall'iconografia dell'angelo dei secoli XV° e XVI°, rappresentato con la spada e la bilancia, vengono usurpati i simboli della giustizia e della pena. Del resto, se è vero che la 'ndrangheta calabrese discende o è stata ispirata dall'associazione criminale detta la " Garduna", fondata a Toledo in Spagna nel 1412, che dirimeva le controversie con la "tirata" di coltello, con il duello detto dei "ferri" si intuisce anche in quale periodo la figura di San Michele venne assunta a modello anche negli ambienti delle società segrete.
Fu proprio in quel periodo che l'angelo iconograficamente venne rappresentato come un cavaliere alato, dotato di una corazza, dell'elmo, della spada e della corazza. Prima di allora, si era soliti dipingere l'angelo, vestito con una lunga tunica che impugnava una lancia alla sommità della quale vi era il globo crocifero. Iconografia legata alle funzioni attribuite all'angelo che variano nel corso dei secoli: guerriero e difensore della Chiesa, turiferario, psicagogo o psicopompo ( accompagnatore di anime) e pesatore di anime, raffigurato cioè con la bilancia in mano.
Le "regole sociali" importate dalla Spagna
Dalla Spagna vennero importate nelle regioni del Sud in Italia le regole dell'omertà, particolarmente gradite agli Arabi, sette mistiche e strani riti esoterici. Nei codici di 'ndrangheta ciò emerge con chiarezza non solo perché la Spagna viene citata come luogo ove "risiede la società": "Sulla più alta montagna di Spagna dove l'ho vista, l'ho lasciata e l'ho servita, per non essere scoperta dalla sbirraglia» deve ripetere "il saggio compagno" alle domande del mastro di giornata prima di accedere alle riunioni della società.
A San Michele ci si rivolge per entrare e per uscire:
"Io mi distacco così come si è distaccato il nostro severissimo San Michele Arcangelo sul monte Cistella, dove vi era una cavezza con tre collari della Russia, Fiorentina e della Spagna…"
Ma San Michele ha un ruolo centrale soprattutto durante il rito del battesimo alla 'ndrangheta. Proprio sull'immagine dell'Arcangelo viene versato il sangue fatto sgorgare dal pollice della mano sinistra di colui che viene associato alla 'ndrangheta. Immagine che, dopo, viene fatta bruciare.
"Sangue versato al nostro severissimo San Michele Arcangelo che mi ha detto che è puro sangue e mi ha detto che dal quel momento mi posso chiamare camorrista di sangue e di sgarro e fidelizzato alle fonti battesimali dove nessuno può arrivare se non è camorrista di sangue".
San Michele non può appartenere alla 'ndrangheta
San Michele al centro dei riti della 'ndrangheta, tanto che spesso nelle carceri viene tatuato sulla pelle dei carcerati. La 'ndrangheta , quella che conosciamo oggi meglio di prima, crudele, barbara, assassina, fatta di gente senza scrupoli e senza valori che rappresenta il male non può appropriarsi di un simbolo del bene. San Michele non può appartenere alla 'ndrangheta che tutto adombra delle tenebre care a Satana simbolo del male. Bene ha fatto, quindi, il questore Casabona a ribadire questa verità. Bene ha fatto il questore Casabona a scegliere Polsi per riaffermare in Aspromonte il messaggio di fedeltà alla giustizia e alla verità di San Michele Arcangelo, protettore della Polizia e simbolo della vittoria contro il male.
A Polsi, nel cuore dell'Aspromonte si combatte ancora l'eterna lotta iniziata agli albori della creazione che è continuata nel corso della storia dell'uomo. Nei riti esoterici di una potentissima congrega massonica intitolata all'Arcangelo Michele, diffusa in tutto il mondo, Calabria compresa, si crede che lo scontro celeste narrato nell'Apocalisse tra gli angeli guidati da Michele e quelli capeggiati da Satana, si combatté proprio sui cieli aspromontani. Secondo questa credenza, anche l'ultimo scontro celeste , quello che precederà la fine del mondo e che vedrà di nuovo contrapposte le schiere angeliche fedeli a Dio a quelle malefiche, si ricombatterà sul cielo dell'Aspromonte. Sul cielo di Polsi per intenderci.
Polsi luogo infestato dalla Sibilla, dove si trovano ancora tracce arcaiche del culto alla madre Terra, è soprattutto cara alla Vergine della Montagna, la vera Madre. Colei che sarebbe Assunta in cielo accompagnata proprio dall'Arcangelo Michele al cospetto di Dio. Polsi, la Madre della Montagna, cara ai calabresi, e il Principe Celeste, l'Arcangelo Michele caro alla Polizia di Stato che assurgono a difensori del bene e della giustizia contro la 'ndrangheta in una lotta che speriamo non finirà con la fine dei tempi.