Sisde (1995)
|
Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica |
|
|
Rivista Atti del 1° Seminario Europeo "Falcon One" sulla Criminalità Organizzata - Roma, 26 - 28 aprile 1995 |
|
LA 'NDRANGHETA
La Calabria ha avuto significativi ritardi nell'evoluzione sociale a causa dell'eccentricità geografica e politica rispetto al potere centrale e di una disattenzione culturale penalizzante per l'emancipazione della popolazione dal degrado centenario in cui versava.
Gli agglomerati urbani sono sorti polverizzati sul territorio della Regione ed hanno acquisito una connotazione sociale di tipo rurale e tribale, con rare relazioni reciproche, rese ancor più difficili dall'assenza di un razionale sistema viario e dalla vocazione alla vita autarchica del latifondo.
Tale contesto ha influito sull'evoluzione strutturale e funzionale della criminalità calabrese che, per lungo tempo, è stata caratterizzata da un coacervo distinto di organizzazioni delinquenziali di tipo familiare, diffuse sul territorio e reciprocamente autonome, deputate sostanzialmente all'attività di intermediazione tra il contado ed i latifondisti.
La 'ndrangheta risulta dunque un'organizzazione criminale radicata ormai sul tessuto sociale calabrese da cui deriva istanze evolutive e su cui afferma un controllo territoriale totalitario.
Pur se rimane prevalente la natura parentale delle cosche ('ndrine), che favorisce l'omertà e la coesione interne e la sostanziale autonomia nelle rispettive aree d'influenza, la 'ndrangheta ha oggi assunto un modello strutturale di tipo "verticistico-federativo", più adeguato alle emergenti attività criminali che presuppongono un più ampio ambito di espressione.
Negli ultimi anni, la 'ndrangheta ha notevolmente ampliato la sua presenza sul territorio nazionale, creando una rete operativa estremamente efficiente per compartimentazione e segretezza e riproducendo in Italia e all'estero le strutture ordinative presenti da decenni nella regione Calabria.
Gli interessi perseguiti rimangono le estorsioni, le infiltrazioni negli appalti pubblici, attraverso le c.d. "imprese a partecipazione mafiosa", il traffico di armi e stupefacenti.
Da circa due anni l'attività repressiva ha segnato risultati di eccezionale importanza, che hanno consentito di comprendere il fenomeno criminale e di poterne qualificare il crescente rischio grazie anche alla collaborazione di "affiliati" di rango.
Si è giunti a definire territorialmente le aree di interesse delle singole 'ndrine, diverse in relazione alle peculiari connotazioni geografiche infra-regionali, ed il loro collegamento che si è progressivamente strutturato in una nuova tensione verticistica.
Infatti appare rilevante l'esistenza di una vera e propria "Commissione a livello provinciale", costituita per porre un decisivo freno all'inquietante escalation di omicidi verificatisi in tutta la provincia e di conflitti tra 'ndrine, al fine di garantire i lucrosi affari nel traffico degli stupefacenti e nelle gestioni degli appalti pubblici a cui la 'ndrangheta si è convertita abbandonando la tradizionale vocazione ai sequestri di persona.
Emerge peraltro il primato della 'ndrangheta reggina, la cui commissione a livello provinciale costituisce l'asse portante della neo commissione regionale, mutuata dall'ordinamento siciliano, le cui influenze, in Calabria, fanno ormai parte della storia del fenomeno.
Nel capoluogo sono presenti i capi cosca più influenti, legati ad altre organizzazioni mafiose nazionali e punto di riferimento della gran parte degli 'ndranghetisti.
Ogni ricambio generazionale o conflitto di potere apre un fronte cruento a Reggio Calabria, e gli esiti incombono sul resto della regione.
Esempio ne è la guerra di mafia sul finire degli anni '80, per il predominio assoluto del territorio e delle attività economiche fra gli "Imerti-condello-Serraino" da un lato, e i "De Stefano-Teganolatella-libri" dall'altro.
Sulla costa ionica della provincia emergono, invece, le figure criminali delle consorterie operanti nei comuni di San Luca, Platì e Natile di Careri, storicamente implicate nei sequestri di persona, nonché le famiglie dei "Commisso", e dei "Costa" di Siderno, degli "Iamonte" di Melito Porto Salvo, degli "Ursinomacrì", ed "Aquino-Mazzaferro", in auge nei comuni di Gioiosa Jonica e Marina di Gioiosa Jonica su cui sono state effettuate positive investigazioni.
Sulla costa tirrenica l'attività di contrasto ha consentito di individuare e reprimere i pericolosi sodalizi dei "Mammoliti-Rugolo" di Oppido Mamertina, i "Gioffré-Santaiti" ed infine i famigerati "Piromalli-Molé" .
Pur se si è ancora molto lontano dalla disarticolazione definitiva delle strutture portanti della criminalità organizzata reggina, non può disconoscersi il raggiungimento di obiettivi di assoluto rilievo che hanno momentaneamente modificato la geografia della 'ndrangheta della provincia di Reggio Calabria e le sue attivissime proiezioni in Lombardia e Piemonte.
Per quanto concerne le province di Catanzaro e di Cosenza, indicate molto spesso come quella parte della Calabria ove il fenomeno mafioso è meno attecchito rispetto al reggino, è stato accertato che esse non sono estranee al fenomeno della 'ndrangheta che si manifesta con tutte le sue peculiari caratteristiche (vincolo associativo, intimidazione ed omertà), collegate alla situazione di sottosviluppo economico, sociale, culturale, in cui versa tutta la regione.
La realtà che emerge da questi momenti repressivi può essere così sintetizzata:
- le cosche calabresi hanno operato una precisa suddivisione del territorio ove esercitare "il controllo mafioso";
- le predette organizzazioni hanno creato in altre regioni d'Italia (Lombardia, Piemonte, Liguria, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Lazio, Marche e Umbria), propri "distaccamenti/basi operative", inquinando territori economicamente e socialmente più sviluppati e trasferendovi il sistema mafioso;
- le recenti operazioni hanno dimostrato che il traffico di
stupefacenti nel territorio nazionale è controllato dalla
'ndrangheta calabrese, che si approvvigiona direttamente dal Sud
America e dal Medio Oriente;
- sono stati inoltre riconfermati stretti rapporti della 'ndrangheta con esponenti della Cosa Nostra siciliana (omicidio del Giudice Scopelliti); - le propalazioni dei collaboratori di giustizia hanno aperto una falla nell'organizzazione malavitosa calabrese ed al tempo stesso hanno permesso di delineare gli aspetti più reconditi del fenomeno, presentando la 'ndrangheta come una vera e propria multinazionale del crimine, proiettata non solo nella commissione dei delitti tipici ma anche nell'acquisizione diretta o indiretta della gestione o del contralto di attività economiche;
- dietro le grandi scelte che hanno influito sull'economia calabrese, è possibile scorgere il ruolo sempre più rilevante della 'ndrangheta la quale, con la sua azione, lascia ben poco spazio all'attività privata. Infatti la presenza delle 'ndrine nei lavori di appalto nella costruzione della Centrale Enel di Gioia Tauro è la dimostrazione più evidente del notevole salto di qualità compiuto dalla locale criminalità;
- la criminalità calabrese ha convertito il suo strumento criminale dei sequestri di persona, più rischiosi, in più redditizie attività quali l'infiltrazione finanziaria ed istituzionale ed il narcotraffico;
- si è consolidata la primazia calabrese nel mercato degli stupefacenti, attraverso la formazione di cartelli. Una recente indagine condotta dal R.O.S. in Liguria, Piemonte e Lombardia, ha consentito di operare il maggior sequestro in Europa di 5.400 chilogrammi di cocaina.
Il dato nuovo, a cui si sta cercando di attribuire un significativo valore ermeneutico, è costituito dall'esistenza di una sorta di commissione regionale quale apparato di vertice della criminalità organizzata calabrese, risultato comunque di una commissione provinciale allargata ad esponenti delle aree più significative del cosentino e del catanzarese ai quali verrebbe conferito il grado di capo società-criminale, nonché il potere di riconoscere fino a sette organismi "locali" ('ndrine distaccate in aree diverse).
Ciò fa ritenere che ad iniziative individuali, affidate per lo più al carisma o all'intraprendenza di singoli capi, o ancora a contingenti necessità, si sarebbe oggi sostituita una concreta tendenza alla programmazione ed al verticismo ordinativo, più funzionale che strutturale (viene preservata l'autonomia territoriale delle 'ndrine) e tendente a:
- regolare il traffico internazionale degli stupefacenti;
- contenere rischi di conflitti di interesse e quindi faide;
- adottare le soluzioni necessarie per regolare "affari" o questioni di rilevante spessore;
- autorizzare l'apertura o il riconoscimento di nuovi "locali";
- destituire od eleggere lo "ZIANU" ovvero il formale capo della commissione che può essere solo un esponente della provincia reggina.